domenica 4 novembre 2012

volare e non mangiare animali

Non rientra nella mia personalità l'essere costante. Non riesco ad abituarmi ad una sola attività e ho bisogno di continui cambiamenti. E' questo il motivo che vede questo blog subire pause e silenzi forse troppo lunghi per potersi chiamare "diario di bordo".

Però poi riappaio. Con tante novità, a volte sconvolgenti per chi pensava di conoscermi.

Inizio col ricordare che Delia ad oggi ha 15 mesi e 4 giorni (per me ha un anno e mezzo, così come a 34 anni e 8 mesi rispondo che ho 35 anni). In questi suoi 15 mesi di vita ha preso ben 12 volte l'aereo.

il suo primo viaggio a 3 mesi: volo di 4 ore. Facile e indolore. Andavamo a trovare la nonna a Fuerteventura. Lei prendeva ancora il mio latte quindi star sedute nelle mini-poltroncine della ryanair con lei in braccio rimane un dolcissimo ricordo.

Il secondo viaggio: Napoli, 50 minuti, lei aveva 6 mesi. Ancora buona come il pane, un viaggio da manuale.

Il terzo viaggio: Calabria: 1 ora, lei aveva 7 mesi. Iniziava a dare segni di impazienza e noia. Per fortuna con ni c'era il nonno paterno che ha pensato bene di farle masticare tutto il foglio con le istruzioni di sicurezza per distrarla.

Il quarto viaggio: Fuerteventura. Tre intensissime settimane dalla nonna ci avrebbero aspettate. Lei aveva 9 mesi. 4 ore di viaggio, di cui 3 di sudate per farla stare buona. Meno male che il volo non era pieno e sono riuscita a convincere il nostro vicino di poltrona a spostarsi per lasciare il posto a Delia che non avrebbe mai retto 4 ore seduta sulle mie ginocchia. E meno male che al ritorno c'era la nonna, che mi ha permesso un riposino gli ultimi dieci minuti prima di atterrare.

Il quinto viaggio: Fuerteventura again. D'altra parte quando hai la fortuna di avere una casa su un'isola paradisiaca a soli 3000 km da Bologna, che fai? non ne approfitti per farti le vacanze estive ed evitare di farti rapinare da un'agenzia per partire in un qualsiasi altro posto incalpestabile in alta stagione?
Questa volte c'era il papà. Che è servito a poco ovviamente, ma avevamo qualche dubbio sull'incapacità di gestire una bimba di 12 mesi per più di 10 minuti di fila? Per fortuna Delia è una simpaticona ed è estremamente estroversa (al contrario della sottoscritta). Ha fatto amicizia con i poveri passeggeri dietro e davanti a noi. Il suo approccio è di quelli un pò invadenti tipo ti tiro i capelli e la maglietta, ti do i calci dietro lo schienale, ti rubo il poggiatesta, ti infilo la manina nello spazio fra una poltrona e l'altra e con i miei occhioni ti offro le mie ditine che tu, adulto, non puoi rifiutare. Anche se vorresti dormire e odi i bambini.

Il sesto viaggio: Napoli, 6 mesi dopo la prima volta. E' che ogni tanto bisogna far visita al fidanzatino virtuale. 14 mesi di vita e ormai ha già imparato ad allacciarsi e slacciarsi la cintura. A questo giro sono stati 40 minuti davvero impegnativi. sarà che prendila sù, rimettilà giù, prendila in braccio fino all'aereo, gestisci borsa, borsone, 10 chili di bimba che freme per scendere anche se non cammina ancora. la sua borsa a questo giro era piena zeppa di diversivi. Gallette di riso, libri, giochi, bottigliette di plastica. Ma la rivista della compagnia aerea e il foglietto con le illustrazioni di sicurezza bèh, quelli rimangono n assoluto i suoi interessi principali.

Delia è una bambina sveglia, molto sveglia per la sua età. Impara alla svelta ma mette in pratica gli insegnamenti solo quando vuole lei. Per esempio ha iniziato a dire mamma a 10 mesi per poi smettere di ripetere tutte le parole che le chiedo di ripetere e di rispondermi invece con un CACCA. All'inizio CACCA stava per nonna. Poi ha capito che l'associazione faceva ridere ed ha iniziato a dire CACCA in risposta a qualsiasi termine. Delia, fai sentire come dici MAMMA. "cacca". 

Abbiamo quindi rinunciato a far parlare nostra figlia, che sembra convinta di spiegarsi benissimo nella sua lingua arabo-cinese. D'altra parte la volevamo poliglotta no?
Per il resto, proprio ieri ha mosso i suoi passi. Ovviamente preferisce gattonare quanto un pendolare preferisce l'eurostar al regionale delle FS! Ha una velocità impressionante e non ci si può distrarre due secondi che te la ritrovi a combinare qualche danno, ma tutto questo penso sia di normale amministrazione.

Ok, ora che vi ho aggiornato sui suoi progressi e sulla capacità di adattamento di una bambina ai vari spostamenti della qui presente nomade per eccellenza, vi parlerò della decisione più importante della nostra vita.

Il vegetarianismo.

Erano anni che sentivo di voler affrontare questa mia contraddizione etica che vedeva da una parte l'amore incondizionato per gli animali e il mio cibarmi della loro carne. Come per magia, ecco apparire sulla mia home su FB, un video che mi ha cambiato la vita. Si chiama Earthlings. Un documentario lunghissimo e alla fine del quale, non puoi non subire uno shock che ti cambierà per sempre. E così è iniziato il mio percorso che va avanti da ormai 6 mesi. Studiando vari libri e siti ufficiali sull'alimentazione vegetariana e vegana e capendone i benefici, ho deciso di informarmi sulla possibilità di far crescere mia figlia in modo sano ed equilibrato senza l'uso della carne. Ho incontrato pediatri esperti in nutrizione e quindi vegani (in pediatria purtroppo non vi sono esami di nutrizione quindi i pediatri di base non sono preparati in materia...e si vede!) ed ho iniziato a prepararle piatti unici a base di verdure, cereali e legumi appoggiandomi a libri scritti da esperti del settore (pediatri conosciuti a livello internazionale). Sono stati mesi intensi e in cui la mia ricerca mi ha assorbita completamente per assicurarmi che questa fosse una scelta sicura per la mia bambina. Certo, una fettina di carne faciliterebbe il mio ruolo di mamma casalinga che alle 11,30 è già ai fornelli per preparare pietanze lunghe da preparare lasciandomi sempre poco tempo per occuparmi delle mie cose, ma ne vale la pena e sono sicura che mia figlia ne trarrà il massimo dei benefici. Per chi volesse anche solo "documentarsi" sul perché un'alimentazione vegetariana se non vegana sia l'alimentazione ideale per noi esseri umani e soprattutto per i bambini sin dallo svezzamento, consiglio i seguenti libri:

"Figli Vegetariani" di Luciano Proietti
"La cucina Etica per mamma e bambino" di Barbero Emanuela e Sagone Antonella
"Svezzamento secondo natura" di Michela Trevisan

i siti ufficiali da consultare sono:

http://www.scienzavegetariana.it/
http://www.vegpyramid.info/

Mia figlia non mangia carne da due mesi e posso garantire che la sua salute è al TOP. mangia molta frutta e molte verdure e le mangia TUTTE senza problemi, dalla zucca al radicchio rosso. In tre mesi (dal dodicesimo mese ad oggi) ha preso 500 gr, nella perfetta norma. Vorrei avere il tempo per dedicare una rubrica all'interno di questo blog per riportare ricette facili e gustose per i più piccoli, se troverò questo dannato tempo, vi farò un fischio!


Non è un passo semplice da affrontare, se solo vi dicessi quello che mi tocca sentire da parte degli estranei e da alcuni famigliari vi chiedereste come faccio ad avere ancora dei rapporti con loro. Forse voglio solo dimostrar loro col tempo che essere bambini vegetariani si può e si dovrebbe, sia per loro la salute, sia per altri motivi etico-ecologici. Però a volte è difficile mandar giù stupide accuse fondate su luoghi comuni e che non prendono in considerazione la capacità della sottoscritta di informarsi a dovere. A niente serve dir loro che ho fatto centinaia di chilometri per consultare pediatri esperti in nutrizione (sì, perché che si sappia: i pediatri, come i medici di base, non hanno nel proprio corso di laurea nessun esame riguardante l'alimentazione umana, in poche parole ne sanno quanto noi), a niente serve garantire a queste persone che mi sono studiata interi libri e testi universitari e specialistici per capirne di più (potrei sostenere un esame di biologia umana senza problemi). Sono e sarò sempre una mamma incosciente.

Qui vivra verra, dice il detto.
Intanto beccatevi questa piccola peste dai capelli anni 60.


giovedì 4 ottobre 2012

OTTO. (scritto ad Aprile 2012)

8. Il numero dell'infinito. Così com'è infinito il sentimento di amore disperato verso questa mini-donna che mi ritrovo sul seggiolone di fronte a me mentre scrivo del suo ottavo compimese.

Sono stati otto mesi incredibilmente rapidi, che non mi sembra vero di aver partorito e vissuto il calvario del primo mese, non mi sembra vero averla allattato, averle cambiato il primo pannolino, averle fatto il bagnetto da sola per la prima volta, averla vista addormentarsi sul mio petto per poi risvegliarsi famelica, averla portata a farsi il primo vaccino, averle visto il primo sorriso sdentato, e averle sentito con l'indice destro il primo dentino che cercava di uscire completamente. Mi sembra ieri che sul test digitale faceva capolino la scritta INCINTA. Mi sembra ieri che abbiamo deciso di farla dormire in camera sua, che abbiamo affrontato il primo viaggio aereo di 4 ore e lei non aveva ancora 3 mesi. Mi sembra ieri che decidevo di uscire dalla mia depressione post-parto. Presi la navicella, la caricai in macchina e iniziai ad abituarla ai centri commerciali, alle luci, alla gente. Ad uscire.


Mi sembra ieri che io e lei avevamo iniziato a conoscerci.





Ora ci sono così tante immagini nella mia testa che è difficile sprigionarle sottoforma di parole. Per fortuna esistono le foto. Che mentre le guardo mi dico: otto mesi.


Un anno e 9 mesi fà. (scritto il 31 Luglio 2012)

Ero felice. Avevo una persona accanto a me che mi completava, che mi sopportava e che solo io potevo sopportare. L amore, gli amici, la musica, un lavoro, una sicurezza.
Ero felice e ora lo sono di più.
Perché vederti appena ti svegli, mentre giochi, mentre sei tremenda, mentre ti metto a fare il pisolino ma tu ti metti in piedi e ridi. E quando ti faccio il bagnetto e mi schizzi dappertutto. Quando ti mangi la paperella e non la vuoi più mollare. Quando aspetti la pappa seduta sul seggiolone mentre guardi giudice Amy, ma allo stesso tempo segui Bigghy con quei tuoi occhi furbi e gli fai mille versi per richiamare la sua attenzione. Mentre quando giochiamo sul divano mi salti sulle ginocchia per farmi capire che vuoi fare cavalluccio e lì quanto ridi a squarciagola.
Mentre ti si illuminano gli occhi perché è tornato papà. Quando usciamo che fuori fa ancora fresco e ci facciamo una lunga passeggiata per andarci a prendere una pasta alla crema. E tu mangi un po' della crema e ti lecchi tutte le labbra e allo stesso tempo fai anche la linguaccia (no!!! Non si fa!). Quando ho mille commissioni da fare e tu sei lì, vicino a me in macchina e vicino a me se ci sono file agli sportelli dell'INPS. Vivere ogni momento della tua vita è un sogno ad occhi aperti. È un amore che fa paura. Perché tu cresci e fra qualche anno mi manderai a quel paese per i miei divieti.

Un anno e nove mesi fà io vedevo quelle due linee dopo tre anni di test negativi. Un anno e 9 mesi fa ero iscritta ad un forum di mamme, frequentato da donne pronte a supportarti, a coccolarti nei periodi di merda e a gioire con te per le belle notizie. Un anno e 9 mesi fà scrivevo sul forum:

Amiche mie... Non so quanto tempo ho aspettato questo momento... Anzi si lo so..3 anni e 8 mesi. Ho fatto il test mezz'ora fa ed e' apparsa la scritta INCINTA. Ho pianto di gioia con mio mrito anche se non ci credo e ho paura e soprattutto adesso... Chi dorme? Non voglio pensare al dopo ai se ai ma,voglio godermi il primo test positivo della mia vita...

poco dopo, lo stesso giorno, scrivevo:

Stanotte, come nelle ultime 3 notti, mi sono svegliata alle tre e mezza dopo aver sognato una sfilza di test, tutti superpositivi, con valori maggiori di 1000!!. L’ansia non riusciva a fami riaddormentare e i doloretti sono ricominciati. Il mio gatto si è stiracchiato e mi è venuto vicino, mi ha fatto due minuti di fusa ed ha inizato a saltarmi sulla coperta. A quel punto ho detto “facciamo questo test, tanto o ora o fra tre ore non cambia niente”. Anzi dentro di me pensavo che se il  risultato fosse stato negativo avrei avuto tre ore per smaltire il colpo facendomi un bel pianto nel letto.

Vado in bagno col gatto che mi segue. Apro il test, mi abbasso il pigiama e controllo subito se non mi sono arrivate le malefiche. Niente. Il dolore c’è ma loro no. Faccio quei 5 secondi di pipì che bastano per il test. Chiudo il tappo e aspetto. Vedo una clessidra che elabora, elabora elabora, elabora…io chiudo gli occhi e li riapro ad intermittenza. E intanto prego dentro di me “dai dai dai”….poi arriva la scritta INCINTA.

Non ricordo niente di quel preciso istante, esattamente come non ricordo niente della tesi di laurea o del fatidico sì. Stesso black-out! Ricordo però l’istante in cui sono corsa in camera, ho acceso l’abat-jour dalla parte di mio marito e gli ho detto “amore, scusami se ti sveglio a quest’ora di notte, ma devo farti vedere una cosa” e gli ho messo davanti agli occhi il test. Lui ancora mezzo assonnato mi ha detto con un sorriso che ancora mi commuove “siamo incinti?” e io mi sono fiondata addosso a lui l’ho baciato, stretto e ho pianto di gioia. Ho provato a rimanere nel letto con lui che piano piano in mezzo a quel sorriso si faceva rapire da morfeo ma l’adrenalina in corpo era troppa. Sono scesa in salotto col gatto dietro che mi seguiva. 
Ora eccomi qui. Non me ne rendo ancora conto perché alle 8.30 ero già in ufficio a “cercare” di lavorare. La mia collega è in ferie, ho tanto lavoro e avrò combinato diecimila casini con la testa fra le nuvole!

Quello che è successo dopo è una lunga fiaba, di quelle a lieto fine. 9 mesi di gravidanza passati a casa, l'organizzazione della mia nuova vita, l'attesa di te, i sogni su di te e il nostro fantasticare su come saresti stata.

"Spero che abbia gli occhi tuoi e la bocca mia" dicevo a tuo padre. E così è stato.


mercoledì 21 marzo 2012

Quando lei dorme

Alle volte mi trovo in un limbo. Nel bel mezzo di due realtà. Quella che mi vede mamma, che mi vede godere di ogni sorriso di mia figlia, che mi disegna una donna felice ed appagata. Soddisfatta della propria vita e fortunata per la possibilità di prendermi una pausa dal mondo lavorativo.

L'altra realtà si materializza nella mia mente quando Delia dorme. 

Delia non vuole assolutamente dormirmi in braccio. Delia non cerca le coccole prima di dormire e anzi, appena sente manifestarsi il primo segno di sonnolenza, diventa irrequieta e nevrotica. Se la prendo in braccio mi graffia, si dimena e si butta all'indietro fin quando non mi arrendo e decido di metterla a letto. Dal suo lettino mi guarda felice e sembra che le sia passato il sonno. Io le metto accanto il pupazzo della nanna, la mia maglietta e chiudo la porta. Lei per cinque minuti si gira e si rigira tenendo stretta la punta del cappello del pupazzo che viene così sbatacchiato contro le sbarre del lettino emettendo il tintinnio continuo del campanello custodito nel suo stomaco. Delia finalmente si gira sul fianco sinistro e abbraccia il pupazzo-campanello fino ad addormentarsi faccia a faccia col suo amico di stoffa.

Perché ho raccontato tutto ciò? 
Perché dovrei essere fiera e vantarmi del fatto che la mia bambina di soli 7 mesi dorme da sola e si addormenta senza battere ciglio. 

Eppure mi manca il nostro contatto. Mi manca il momento di coccole e mi sento di rappresentare per lei solo la persona che le toglie la cacca e la lava, le prepara la pappa, la imbocca, la mette nel box e cerca di farla divertire spesso senza riuscirci (si diverte molto di più a portarsi alla bocca qualsiasi cosa le capiti sotto la mano), la veste, la sveste, le fa il bagnetto, la tortura con il tiracaccole dopo averle infilato quel liquido disgustoso su per il nasino. 
Ogni tanto la porto a spasso è vero, ma lei è troppo piccola per capire l'universo della socializzazione. Vede solo luci e persone, rumori e movimenti. 
Ogni tanto la siedo sulle gambe e ci gioco e la faccio ridere a crepapelle. Ma appena mi viene la pessima idea di mangiarmi di baci le sue guanciotte inizia a lamentarsi e a volersi liberare.

Sì certo, è ancora molto piccola e non dovrei pretendere che possa dimostrarmi il suo affetto. E' troppo presto. E soprattutto, in questo mio micromondo la protagonista non sono io ma è lei. E' lei che deve ricevere il mio amore. E' l'unica cosa che conta. Perché sono la sua mamma e il mio destino è quello di inondarla d'amore.
Però da essere umano con le sue fragilità e con il mio smisurato bisogno di amore, io un pò ci rosico.

Quando lei dorme, io mi ritrovo sola con me stessa. A volte penso a quello che devo fare mentre sto svuotando in fretta e furia la lavastoviglie, salgo sù in camera di corsa a rifare il letto, metto in ordine, tiro fuori dal mio armadio le prime tre cose che si abbinano insieme e corro a farmi una doccia.
Inconsciamente spero sempre che una volta finita la mia vestizione, lei si sia svegliata e sia pronta a rituffarsi nel nostro mondo. Ma spesso sta ancora dormendo ed io mi ritrovo sola con i miei pensieri. 

Penso a ieri, ad oggi, al mio domani. Penso al fatto che di indole non mi sento felice se non esco dalla routine quotidiana. Di indole, ho bisogno di stimoli nuovi, di creare, scrivere, fotografare, cantare, salire su un palco, passeggiare in luoghi sconosciuti.
Penso alle prospettive che mi riserva la vita, guardo dalla finestra e vedo una città che non corrisponde alle mie aspettative, che non si sposa con la mia apertura mentale, con le mie esperienze di vita. Troppo silenzio, tutto così statico, così nella media, costruzioni uguali ed impersonali, ragazzi giovani omologati all'immagine del teen-ager televisivo. Ogni tanto chiudo gli occhi e torno indietro di qualche anno, seduta sulla finestra di un hotel di Manhattan mentre bevo il mio caffè americano, mentre mi godo lo spettacolo del risveglio newyorchese. Il fioraio che svuota il furgoncino pieno di fiori freschi, il negozzietto di vestiti Made in China tira sù la serranda, la gente che passeggia sorseggiando caffè, per iniziare un nuovo giorno lavorativo in una città colma di possibilità. 














Apro gli occhi e Delia non si è ancora svegliata. La guardo dal video-interfono, dorme come un angelo e in casa risuona il silenzio.
Chiudo gli occhi e m'immagino in un'isola lontana con mio marito, in Jamaica, sotto il sole a parlare con un vecchio rasta strafatto. Davanti a noi l'oceano brilla e mi colora la memoria di un turchese vivo.








Ho voglia di vivere, ho bisogno di viaggiare, di conoscere, di riempire il recipiente della mia curiosità. L'idea di rimanere per tutta la vita in questo posto, in questa cittadina che i soli abitanti vecchi e stanchi sono grigi anche nell'anima, mi provoca un senso di nausea.

Davvero Delia crescerà qui? Con tutto il rispetto per gli abitanti di questo Paese, ma davvero mia figlia crescerà in Italia? cerco di immaginarmi la sua vita ma non ci riesco. Perché io ho un vissuto diverso dal suo con  i suoi contro e i suoi pro. Vivere da Italiana all'estero è un'esperienza da analizzare con le pinze perché se da una parte ti apre la mente, dall'altra spesso ti destabilizza nei sentimenti, negli affetti, nei legami. Perché conosci persone che poi un giorno lascerai, perché cresci senza capire quali siano le tue radici. Perché sogni l'Italia come se l'immagina un extracomunitario, e quando passi quei pochi mesi all'anno in Italia ti senti fortunata di vivere all'estero.

Ma per lei sarà tutto naturale. Avrà la mamma, il papà, gli amici di scuola e quelli del quartiere, la scuola, la televisione e i canali per adolescenti, lo scooter (forse), la camera piena di poster e un adesivo attaccato fuori dalla porta con scritto "attenti a Delia".
L'importante è che sia felice. E' una frase banale e scontata ma racchiude in sé una verità assoluta. Puoi vivere a Londra, a Fuerteventura, a Dubai, in Tailandia o alle Mauritius. 
L'importante è l'amore. Se c'è quello, anche la più grigia Granarolo dell'Emilia può trasformarsi in un esotico paradiso terrestre.


(basta crederci.)

sabato 17 marzo 2012

Un gatto scemo.

Ho un gatto. Si chiama Bigghy. E' bello, molto atletico e con un musino che ti frega. Ma è anche un pò stronzetto e alle volte non poco scemo. Ho detto scemo? volevo dire "molto scemo" Come stasera. Stasera sale sul tavolo e si impegna a far cadere a terra tutto ciò che vi ci trova. Ha iniziato con un inserto del manifesto. Si vede che l'odore del petrolio lo inebria. Perché è lì che vi ci infila il muso poi lo spinge con la zampa verso il bordo e poi...sbam... a terra.

Poi però non ha alcunissima intenzione di andarci a giocare. Lo lascia lì. Come mio marito col pigiama.
Si guarda ancora intorno e punta quell'oggetto blu con scritto Labello. Per prima cosa lo posiziona in orizzontale dopo avergli dato un leggero colpo con la zampetta. Poi lo fa rotolare fino all'inevitabile volo in piccata dal tavolo.

Questa volta il mio felinoscemo scende dal tavolo e si diverte a farlo rotolare a terra. Usa le zampe anteriori (ovviamente, sennò dal molto scemo passeremmo al "gatto fenomeno") alternandole ad ogni spinta. Destra, sinistra, destra, sinistra...ogni tanto indietreggia e gli salta addosso facendo sì che il mio balsamo per labbra si perda per sempre negli abissi sotterranei del divano.

Ogni tanto cerco di ricordargli che ha una padrona. Durante il suo attentato al Manifesto ho più volte urlato un silenzioso "ehiiiiiiii", seguito da un "Bigghy basta!!!!ssshhh" (Delia dorme nella stanza accanto) . Ignorata completamente, decido di produrre un rumore che possa spaventarlo e fargli quindi capire, anche con l'inutile ausilio di un mio sguardo fisso e severo, che qualsiasi cosa abbia in mente di fare o stia facendo, NON VA FATTO.

Sbatto i piedi sul divano che in posizione di "chaise longue" emette un boato in grado di catturare finalmente la sua attenzione. Per 5 secondi. Poi ricomincia ad essere scemo. Continua questo suo teatrino per altri cinque minuti durante i quali sparecchia la tavola e fa cadere da altri mobili accessibili alla sua agilità, i seguenti oggetti: l'accedino appoggiato (o caduto) sulla sedia, il pacchetto di fazzoletti steso sulla credenza nel corridoio,  il pupazzetto di gomma di mia figlia che riposa sul tavolino del seggiolone.

(Oh, non appena scrivo o pronuncio "mia figlia" mi vengono i brividi.)

Dopo essersi finalmente stancato, va ad annusare un pò di spazzatura, si bagna le zampine nella ciotola dell'acqua, liberandosi di quella in eccesso agitandole e schizzandola ovunque.
E lì, a quel punto, gioca la carta de "il gatto scemo dell'anno" andando ad infastidire le bustine del tè, ordinate minuziosamente per colore in 3 file, su di un vassoio in stile arte povera a cui tengo particolarmente. Per prima cosa si diverte a scombinarmi le file, e solo dopo aver rovinato il mio lavoro maniacale, ne addenta una, se la mastica fino a far fuoriuscire il te dalla bustina. Non ho ancora avuto il coraggio di lasciargli ingoiare il contenuto di un'intera bustina. Sarà che me lo immagino a saltare come un pazzo con la coda gonfissima in ogni angolo della casa notte natural durando. Che già sentirlo miagolare mentre monta il peluche di Sanbernardo in piena notte non è un'esperienza gradevole.

Quindi niente, alla fine mi tocca appoggiare il portatile sul divano, spingerne indietro la chaise longue e tornare in posizione seduta, alzarmi con tutta l'agilità e la freschezza di una novantenne rattrappita e togliergli la bustina dalla bocca. Raccattare tutti i dispersi dal campo di battaglia e riporli sui vari mobili. Lui scappa via (consapevole di aver fatto tutta una serie di cazzate meritevoli di ammonimento) attraverso la gattarola. Tutto eccitato dalla possibilità di giocare con una padrona irritata, entra ed esce correndo (questa fase la chiamo generalmente "Bigghy sotto effetto coca") una ventina di volte facendo oscillare la gattarola sempre più rumorosamente fino a quando dal video-interfono esce un verso inequivocabile.
Lei. Delia. Mia figlia. Che dorme da un'oretta- e solo da pochi minuti sono riuscita a sedermi sul divano con l'intenzione di un pò di sano cazzeggio - lei, proprio lei....si è ovviamente svegliata.

Ed è a quel punto che gli dedico un incazzatissimo nonché silenzioso "scemo!!!, sei proprio scemo!!".

A volte mi guarda, guarda il video, guarda me, guarda il video, guarda me (questa fase può durare fino a 3 minuti) e sembra capire, o far finta, che si è comportato davvero da scemo. Si dirige quindi sulla sua sedia e dopo una lavatina di routine, è già lì che se la dorme.

Altre volte non resisto, lo prendo in braccio e me lo strapazzo tutto fino a rimbecillirlo e appena riesce a liberarsi, zompa in terrazzo e non torna in casa per almeno mezz'ora. Forse si è offeso. 
D'altra parte è un maschio. E si sa, mai dire ad un uomo che è scemo.


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