mercoledì 8 giugno 2011

Mission impossible (?): il parto in casa

Questo blog non si auto-definisce FOLLE per caso. E' folle perché vi sono trattati argomenti seri ma anche e soprattutto idee e spaccati di vita folli. Che poi, folle rispetto a cosa e a chi? Diciamo rispetto alla massa di gente coi prosciutti sugli occhi e con un'apertura mentale inferiore a quella di un bradipo. Con tutto il rispetto per il bradipo che magari mi sta pure leggendo. Come già detto nel post riguardante l'epidurale, è mio desiderio partorire nel modo più naturale possibile. Quando sempre nel post di cui sopra mi riferivo ai parti di un tempo, quando le puerpere partorivano in casa, non mi era in alcun modo balenata la possibilità di farlo oggigiorno, qui, in Italia, a Bologna.
Ma siccome niente avviene per caso, grazie alla pagina facebook di questo piccolo nonché intimissimo blog, una mia vecchia conoscenza (che risale alla scuola che frequentai in Belgio - vedi post sul bilinguismo), dopo aver letto la mia disquisizione sul parto con epidurale, mi ha contattata privatamente esprimendomi solidarietà di pensiero a riguardo e raccontandomi la sua esperienza di parto in casa. Inutile dirvi che ne sono rimasta affascinata. Che a leggerlo sembra quasi impossibile. Che se non conoscessi la persona e non fossi sicura della sua serietà e credibilità, penserei che mi stesse prendendo per il culo.
Invece al contrario, mi ha aperto una nuova porta che non pensavo di poter aprire, una di quelle porte davanti alla quale ti capita spesso di passare ma non hai la chiave, o non ti va di cercarla, e nemmeno ti interessa perché pensi di non trovarci niente di utile. E invece la apri e zac. Fregata. Ora non ne voglio più uscire.
La ragazza in questione mi ha altresì indicato il sito della prima casa maternità italiana, che, ironia della sorte, è sita a Bologna. IL NIDO è una struttura privata ma convenzionata (tutte le spese vengono rimborsate dalla USL all'80%) che mette a disposizione assistenza da parte di ostetriche "personali" durante la gravidanza, durate il parto e dopo il parto. Il parto può avvenire presso la struttura (accogliente e ad hoc per un momento così delicato e importante), presso un ospedale scelto dalla gestante o presso il proprio domicilio. Per quanto mi riguarda ho contattato chi di dovere e aspetto una risposta in merito al costo totale da sostenere e anticipare (vista la nostra catastrofica situazione finanziaria), dopodiché scatterà la nostra visita presso il centro e capiremo se la cosa è fattibile.
Vorrei però che le più scettiche si dimenticassero dell'immagine del parto in casa di 100 anni fa. Se il business della nascita non avesse contagiato anche gli ospedali, forse anche qui in Italia ci sarebbero più parti in casa. Tanti sono i miti da sfatare, credetemi, quindi niente terrorismo a tal proposito. Il parto in casa ESISTE, è LEGALE, è SICURO e se i PROFESSIONISTI del settore ti danno il nullaosta per proseguire nella tua scelta, non c'è NIENTE da temere.

lunedì 6 giugno 2011

De gustibus si vedono da subito

Le ho fatto ascoltare hip hop, soul, jazz, il papà c'ha provato con la dubstep e il drum&bass (che genitori incoscienti!) ma abbiamo capito che il suo genere è un altro......



Come definire il genere musicale in questione non saprei, ma so che l'autrice di questa musica che ispira mia figlia nel fare stretching e yoga è Helen O'Hara ed il brano è "Love and respect" estratto dall'album Southern Hearts. Ho scoperto questo brano su youtube mentre facevo ricerche sul rilassamento durante il parto e più precisamente sulla tecnica dell Hypnobirth (di cui forse parlerò più avanti riportando la testimonianza di una mia amica). Inutile specificare che Delia appena l'ho tolto non si è più mossa. E secondo me si è anche offesa.

Ora mi tocca trovare il sito più conveniente dove acquistare acquistare tutti gli mp3 di quest'artista. Potrebbero tornarmi utili quando la principessa sarà nata.

sabato 4 giugno 2011

Lettera che (forse) non leggerai mai....

Non la leggerai mai perché conoscendomi, fra qualche mese, o anno, o forse fra qualche giorno, questo blog non esisterà più.
Però. Non si sa mai. Forse rimarrà qui in eterno, come l'altro, che potrai leggere per farti due risate sui tuoi genitori, anche se a pensarci bene forse è meglio di no. Potresti usarlo contro di noi quando ti proibiremo di fare certe cose.

Comunque, ecco. Mi presento, io sono la tua mamma (mi fa strano scrivere mamma e pensare che stia indicando la sottoscritta). Ti avverto da subito: non sono una persona semplice. Spero che del mio carattere tu non prenda: l'incoerenza, l'insicurezza, la misantropia, l'insofferenza, la permalosità e la tendenza alla depressione. Sì ecco, descritta così, potresti pensare di esser stata sfortunata, spero proprio che tu non sia capace di sentire le mie parole prima ancora che siano scritte su questo blog, potresti aver voglia di non uscire mai.

venerdì 3 giugno 2011

epidurale sì, epidurale no

Ecco un post che potrei pentirmi di aver scritto fra un paio di mesi. Ecco un tema scottante e difficile da affrontare se non si è ancora passate dal fatidico momento del parto...
Ma è giusto parlarne e confrontarsi, auto-analizzarsi e valutare i pro e i contro dell'EPIDURALE.
Premettendo che non esiste un parto naturale non doloroso, premettendo che i rischi per madre e figlio sono minimi se si opta per questo tipo di anestesia, mi sento di dire, oggi, a due mesi prima del mio primo parto, che è mio desiderio NON usufruirne.
Qualche mese fa avrei scritto "sono assolutamente contraria" ma man mano che si avvicina il giorno X, divento sempre più fifona. La mia parte idealista, naturalista, audace e ottimista dice che da superdonna quale sono, resisterò al dolore e anzi, tutto verrà così naturale e spontaneo che non mi sembrerà nemmeno di aver partorito. L'altra parte di me, realista, scettica e codarda dice "e se il dolore fosse davvero così insopportabile, straziante, da volerti strappare la carne di dosso......"?

giovedì 2 giugno 2011

QUESTA NON è UNA MIA VIRTU'

Di solito quando desidero una cosa, la voglio subito. La concezione del tempo che passa e che mi divide dall'oggetto del mio desiderio non è elemento accettabile per la mia natura  istintiva e passionale. Vi lascio immaginare quanto sia stata dura arrivare alla realizzazione del mio sogno di maternità dopo tre anni. E' stata faticosa sia per me che per la nostra coppia, ma è anche stato un motivo di consolidamento del nostro sentimento. E' risaputo, infatti, che molte coppie, di fronte a questo tipo di problemi, mollano il colpo, entrano in crisi personali e mistiche, chiedendosi se era davvero il loro destino quello di conoscersi e sposarsi e di voler costruire qualcosa che alla fine non potrà esistere....

E' difficile poter dire con certezza di aver trovato la propria anima gemella, i dubbi sono sempre dietro l'angolo, in agguato, non aspettano altro che poterti assalire e rovinarti la vita.
Ma io e lui ne eravamo certi e questa certezza tuttora ci regala i brividi al solo scambio di sguardi: siamo fatti l'uno per l'altra. 
Ciononostante, è stata non poco complicata la mia convivenza con lei, la pazienza. Una convivenza forzata non è mai piacevole, ma poco a poco ti ci abitui e ciò che ti recava fastidio, dolore e irritabilità, si trasforma in rassegnazione.

Quel test positivo mi ha addolcita nei confronti della tanto odiata convivente e anzi, ad un certo punto ho quasi pensato che mi avesse aiutata a crescere e migliorare e che in un modo assai masochistico mi avesse portato a gioire ancor di più di quel momento magico. Ho iniziato ad accettare la sua presenza nella mia vita, così come si accetta un genitore con il quale non si va quasi mai d'accordo, che non sembra capirti e che il più delle volte vorresti vedere il meno possibile. Ma nessuno sceglie i propri genitori e lei, la pazienza, è stata come una seconda madre indesiderata. Una matrigna.

Fino a qualche mese fà, questa entità sembrava essersi fatta da parte, la nostra convivenza sembrava non avere nessun rilievo nella mia vita. Tutto precedeva nel migliore dei modi, nei tempi giusti, e con la scorrevolezza naturale di un ruscello d'acqua dolce.

Una sera però, ha ribussato alla mia porta diecendomi: "purtroppo mi sa che hai ancora bisogno di me".
Io stavo tentando di sgonfiare le mie zampogne, alle prese con la mia quinta doccia giornaliera, accaldata ed in esplosione ormonale. 

DUE mesi. Devo resistere ancora due (f o t t u t i s s i m i) mesi.

Ha tentato di farmi qualcosa di simile ad una predica (credendo di farmi del bene) chiedendomi come mai io avessi già fatto tutto, se non troppo, con largo, larghissimo anticipo. La cameretta, i vestitini, la culla, la valigia della bambina per l'ospedale.....
Io l'ho interrotta sul nascere del litigio replicando che sono adulta e libera di essere me stessa: IMPAZIENTE.

Stava per abbandonare la discussione dopo aver alzato le spalle quando le ho detto con tono pacato e forzatamente pacifico: 

"ad ogni modo, non ho fatto proprio tutto".
e lei: - "ah no???"
e io: "no. mancano le mie camicie da notte e la mia vestaglia."
e lei: "brava! così se per qualsiasi piccolo problema dovessi aver bisogno di andare in ospedale, ti mancheranno le uniche cose indispensabili!"

Non le ho nemmeno risposto. Ho lasciato la stanza sussurrando un silenziosissimo:


ma-va-ffa-ncu-lo-va.


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