martedì 13 marzo 2012

Tre anni fa scrivevo:



Prove generali da mamma imbranata

Pubblicato il 16 febbraio 2009 

Sono una zia. Una zia felicemente imperfetta. Lei mi adora, lei mi corre incontro e urla il mio nomignolo TATIIIII. Tatì ovvero per esteso "tatie" non è altro che la traduzione francese di "zia". Appena nata, mi è venuto spontaneo presentarmi a lei con questo nome, convinta che il suono fosse più dolce e la connotazione del sostantivo più giovanile! Dalla sua nascita, una notte nebbiosa di Novembre del 2006, la mia vita, quella di mio marito e chiaramente quella dei genitori di questo folletto dagli occhi vispi è stata totalmente sconvolta. Se prima quattro festaioli si dilettavano in cene a base di vino e mcdonalds, uscivano frequentando i peggiori centri sociali di Bologna, si alzavano a mezzogiorno i sabati e le domeniche organizzando all'ultimo momento una qualsiasi gita potesse portarci fuori casa, da quel momento, tutta la nostra vita ha iniziato a ruotare intorno a lei.

Chiaramente, il cambiamento più radicale e sconvolgente l'hanno subito i genitori. Infatti, non vi nascondo che dopo esser stati due settimane in vacanza con loro e la peste, una volta tornati nella nostra casetta etnica e "souleggiante", io e mio marito ci siano polleggiati sul divano e abbiamo tirato un sospiro a pieni polmoni quasi fossimo sollevati dal non essere ancora genitori.

Eppure la cosa ci manca. Ci manca ma ci spaventa allo stesso tempo.

E' per questo motivo che ora che la nostra cucciola di ballerina (eh si, balla, balla tanto e balla bene!!) ha la completa padronanza della lingua italiana fatta eccezione per alcune vocali e sillabe incomprensibili, ora che questa nipotina è indipendente da mamma e papà (così vuol fare sembrare), i due giovanissimi genitori che in due non arrivano nemmeno a 50 anni di età, si sentono pronti ad affidarla a noialtri, consapevoli di renderci felici nel poter far loro il regalo di un pò di intimità e nel poter assaggiare la pietanza del genitore.

Il primo pasto fu consumato una domenica pomeriggio in cui ce la portarono prima dell'ora di pranzo e nostro compito fu quello di farle la pappa, farla mangiare insieme a noi (non prima di essermi preparata psicologicamente a farfalline di pasta spiaccicate in terra e a ditate unte sui cuscini della sedia). Compito più arduo fu quello di farla addormentare per la consueta siesta pomeridiana. Eppure non so con quale strano trucco di magia io e la mia dolce metà portammo a compimento il nostro dovere. Fu una domenica bellissima in cui tornammo bambini e toccammo per la prima volta dopo anni e anni dalla nostra infanzia quella cosa molliccia chiamata pongo dilettandoci in una gara spietata a chi creava l'opera d'arte più apprezzata dal giudice meno imparziale del mondo (vincevo sempre io e sono una vera schiappa).

Passato l'esame della domenica pomeriggio, eccoci arrivati al secondo livello: dal sabato sera fino alla domenica successiva.

Alle 20.30 di ieri sera ci portano il fagotto, ci danno indicazioni sulle creme e cremine per il sederino, sulla pappa da darle, sul latte da scaldarle, il numero di biscotti e via dicendo.

Eccoci, loro sono sulla porta e stanno per uscire e lei guarda noi, guarda loro e scatta il primo pianto.

Inizia tipo una vecchia ford ingolfata...ma-mma...ma-mma....ma-mmaaaaaaaaaaaa e via col concerto e le lacrime e il singhiozzo.

Io sono rimasta pietrificata e non sapendo che pesci pigliare ho iniziato a cantare e a far finta di cadere in modo da unire la componente comica al mio tentativo di deliziarla con una mia canzone stile Titanic..(insomma, uno scempio)... la cosa ha funzionato per qualche minuto ma il pianto libero è ricominciato più acuto che mai.

Per fortuna, il mio caro maritino sembra avere un forte ascendente su di lei e dopo una mezz'oretta siamo riusciti a farla cenare, promettendole mio malgrado di farla mangiare da sola. Ma cosa non sarei pronta ad accettare pur di non vederla piangere chiamando la sua mamma e facendomi sentire un'inutilità umana. Che sarà mai un pò di carne seminata in giro per il soggiorno e una tovaglia diventata un capolavoro di corrente cubista o surrealista....!

Dopo la cena del trio medusa, eccoci nuovamente a giuocare serenamente. Eppure nell'aria c'è qualcosa che non va....

Si vede che hai capito tutto e che sei abbastanza contrariata. Pensi che mamma e papà ti abbiano ingiustamente lasciata qui con noi due che sebbene siamo come dei genitori per te, NON siamo i tuoi genitori. Pensi che dovrai addormentarti senza la mamma, ti guardi attorno e non riconosci la tua casa. Inizi di nuovo a piangere. Io e lo zio ti abbracciamo, ti coccoliamo e riusciamo a tranquillizzarti ma non giochi, sei offesa ed inizi a buttare tutto per terra, iniziano le tue risposte da bambina ribelle e a tutte le nostre proposte tu rispondi con un N-NO! e a quel punto penso che la cosa più giusta, vista l'ora tarda, sia quella di metterti il pigiama e andare su con te a dormire. Per cambiarti ho dovuto mettere a dura prova la mia pazienza mentre ti muovevi e pretendevi che non ti toccassi, ho ricominciato a cantarti delle canzoncine stupide per accompagnare i miei movimenti mentre ti cambiavo il pannolino e ti infilavo il piagiama. Tu lo senti che sono imbranata vero? e lo fai apposta ad aprire i tubetti di crema e a metterteli in bocca cosicché io mi prenda uno spavento ed inizi a panicare. Sai anche che di solito la mamma ti lava i dentini ma che io, trovandomi in una situazione delicata, ti permetto di lavarteli da sola pensando tra me e me che tanto il giorno dopo te li avrebbe ri-lavati qualcuno di più competente. E come hai riso quando mi sono resa conto di averti messo la cremina per il culetto sul viso e viceversa!

E' stata dura portarti su in camera e doverti mentire dicendoti che lo zio avrebbe chiamato la mamma che fra pochi minuti sarebbe venuta ad addormentarti. E mentre il tuo pianto diventava sempre più debole, mentre la stanchezza vinceva sulla tua paura, ti addormentavi fra le mie braccia, nel lettone della zia.

Stamattina si è svegliata alle 7.00. Io non ho chiuso occhio perché ad ogni suo movimento, il mio cuore palpitava, facendomi svegliare di soprassalto e superata la tachicardia, mi assicuravo che la mia nipotina non fosse caduta dal letto o non si fosse scoperta o coperta eccessivamente.

Tutta la notte mi sono presa cura di lei, coprendola quando le braccine e il corpicino erano troppo esposte alla bassa temperatura notturna della stanza, dandole dei teneri baci sulla fronte quando si girava verso di me per cercare un contatto umano e io pregavo affinché non pronunciasse la parola mamma e non si rendesse conto in piena notte che il viso che stava toccando era quello di Tatì e non di sua madre.

Al suo risveglio le ho ripetuto che la mamma sarebbe arrivata a momenti a prenderla ma ormai la paura era passata e l'esame superato. Le ho scaldato il latte, ho giocato con lei e ho chiamato mio fratello per avvertirlo che la bambina era già sveglia ed io avevo esaurito giochi, filastrocche e espedienti vari per tenerla buona ma stava già dando segno di insofferenza e "dispettosività"...

Il papà è venuta a prendersela, l'ha lavata, cambiata e portata via, non prima di averci concesso il nostro ultimo abbraccio stretto stretto e non prima della mia domanda "vuoi venire anche stasera a dormire da Tatì?" e lei "tì".

Quel sì voleva dire chiaramente no, ma già a due anni ha capito che non vale la pena infierire su chi è già di per se consapevole di essere per natura una mamma imbranata. Intanto con questa esperienza ho imparato che per togliere i mocci dal naso con la pompetta, devo prima spruzzarle nelle narici la soluzione fisiologica e preferibilmente dopo averle fatto inclinare la testa all'indietro.....

"tatì, debi mettee gocce nel nato no in bocca!"



__________________
Queste sono mia nipote Vera (5 anni) e mia figlia Delia (7 mesi). Oggi.



Odore di primavera

E' bello poter passeggiare, prendere tua figlia, metterle un giacchetto di lana, una cuffietta e via col passeggino. E' bello quando hai una gelateria vicino casa con tanto di parco giochi (che tua figlia al momento può solo guardare senza capire cosa sia).
E' bello metterle una paio di scarpette da maschio (perché comprare quando puoi ereditare dai cugini?) e doversi fermare a raccoglierle da terra ogni 5 minuti.




E' bello sedersi al tavolino fuori dal chioschetto e bersi un frappè alla fragola perché la fila per i gelati era lunga venticinque metri. E aver male alla pancia subito dopo perché sei "un pò" intollerante al latte. Specie se lo bevi freddo e te ne scoli mezzo litro in cinque secondi.
E' bello vedere tuo marito che è a dieta e non può bere birra, chiedere una coca cola zero o light ma tornare con una bottiglietta d'acqua naturale ed una tristezza sul viso che nemmeno se gli fosse morto il gatto.
E' bello far fare merenda a tua figlia e poi lasciare che si diverta seduta nel suo passeggino. A mangiarsi le scarpe, a darsi i giochi in testa, a far scivolare la mia giacca giù dalla sedia. Mi viene il sospetto che mia figlia abbia gli stessi poteri di Spiderman.
E' bello sentirla mentre fa le prove di canto e passare da dolcissimi urletti di diaframma ad animaleschi urli di gola. Cosa che io e mio marito per riuscire a comunicare dovevamo usare gli sms. 
Cosa che ad un certo punto c'è venuta un'idea geniale. Basta un bloc notes e un pennarello per rendere folle una giornata di primavera...

domenica 11 marzo 2012

Di supposte e futuro lavorativo

Dal titolo uno potrebbe pensare "oddio, è stata licenziata e l'ha presa in quel posto!" 
No, in realtà questi ultimi giorni mi hanno vista impegnata in una sanguinosa guerra fitta di paranoie e attacchi di panico chiamata FEBBRE. La SUA prima febbre. Io poi che l'ultima l'avrò avuta dieci anni fa e non so nemmeno più come si usa un termometro. Figuriamoci se ad averla è la mia bambina. Di sette mesi. Che mi guarda con gli occhi lucidi e le gote rosse e si lamenta e io non capisco e le dico "Delia, ora basta però, stai iniziando ad essere piagnucolosa". E invece FEBBRE.

Ma torniamo indietro come nei migliori film che si rispettino, andiamo di flashback.
E' mercoledì 7 marzo e alle 10,30 ho appuntamento col mio responsabile presso l'azienda per la quale lavoro. Dobbiamo parlare del mio "futuro lavorativo", di quel che ne sarà di me una volta finita questa maternità. So che non sarà facile ma non ho altra scelta. Voglio godermi mia figlia, non voglio lasciarla al nido, non ce la faccio, sono troppo egoista forse, ma preferisco vivere con uno stipendio solo e privarmi di spese futili (e quanto ne soffrirò già lo so) ma poter stare con lei a casa e vederla crescere fino al terzo anno d'età. E' mercoledì e sto per andare in azienda per chiedere un'aspettativa di due anni. E se non me la concedono, l'intenzione è quella di licenziarmi. 
E qui già sento voci che mi esclamano "ma sei scema???? ma coi tempi che corrono? lasci un contratto a tempo indeterminato? ma c'hai pensato bene? non ci sono alternative? sei sicura?"
Credetemi, ho avuto ben 9 mesi di gravidanza + 7 mesi di maternità per pensarci e la mia decisione, anzi, la NOSTRA decisione è irremovibile. Che poi il fatto che LUI si sia proposto in primis di farmi stare a casa all'inizio mi puzzava lo ammetto. Della serie "ma che mi vuoi trasformare nella donna Calabrese tutta casa e chiesa?". No, scherzo. Sapevo ovviamente che il suo gesto è scaturito dalla sua felicità nel vedermi così serena (donna serena, donna meno rompiballe). Un tempo arrivava a casa o mi vedeva tornare a casa sempre incazzata o depressa o scoglionata. Questo non va, quest'altro nemmeno, voglio fuggire, che palle il mio lavoro, mi sento in gabbia, è una tortura, sono infelice, ammazzatemi vi prego. 
Ora lui torna a casa e io gli vado incontro scodinzolando. Non lo dico in senso figurato eh, ma faccio proprio finta di scodinzolare. Cosa che se mi vedesse un assistente sociale, si porterebbe via Delia correndo. (Memo: ricordarmi di perdere questa ridicolissima abitudine entro un annetto, prima che lei stessa inizi ad accogliere la gente in quel modo).

E' Mercoledì ed entriamo in azienda. Delia si guarda attorno, regala mezzi sorrisi indecisi ai volti che le stanno intorno e che la guardano insistentemente come se stessero aspettando un suo gesto, una sua parola, un suo urlo. E tutto ciò lei lo vorrebbe realizzare ma stamattina si è svegliata un pò più stanca del solito. Non faccio caso ai suoi occhietti lucidi e procedo con la visita alle mie ex-colleghe. Salgo nell'ufficio del mio responsabile e con lei sulle mie ginocchia le faccio la mia proposta. Parliamo, ci salutiamo e scappo perché fra mezz'ora devo dare la pappa a Delia.
Poiché la sera prima mi ha simpaticamente vomitato il mio passato di verdura fatto in giornata, decido di darle un pò di brodo con pochi cucchiai di verdura passata. Appena accenna un gesto di sazietà, decido di non insistere. Ma un pò di frutta Delia? che dici di qualche cucchiaino di frutta amore? Alle fine hai mangiato solo mezza porzione di pappa....
Manco a dirlo, dopo il terzo cucchiaino mi ha vomitato mezzo pranzo. Accidenti ma questo passato di verdura dev'essere davvero pesante...chissà, forse c'ho messo troppo sedano, troppi fagiolini, non è molto invitante il sapore effettivamente...

La metto a letto per il suo pisolino pomeridiano. Io aggiornerò il mio blog o mi svagherò in altro modo. Dieci minuti dopo è di nuovo sveglia e si lamenta nel lettino. La tiro sù, la cambio, la vesto e decido di anticipare il nostro secondo appuntamento della giornata: IKEA. Ho l'intenzione di comprare il famoso sacco nanna 6-18 mesi perché ormai quello 0-6 è da conservare per una prossima nascita. In macchina continuano le sue lamentele e le ignoro a suon di musica, convinta che Amy Winehouse  saprà tranquillizzarla. Arriviamo all'Ikea e fa un caldo pazzesco sia fuori (17 gradi) che dentro (380). Svesto Delia e noto le sue guance rossissime...la rendono così bella e ancor più simile a Heidi che non faccio caso alla sua fronte calda, mi sorride e mi dico che va tutto bene.


Lei non cessa la sua lamentela...sembra una specie di lagna-mantra che non sembra finire. Nemmeno quando le invento le scenette con l'orsacchiotto Fabler Bjorn. Lei sorride ma poi riparte con la cantilena. Siamo alle casse, mi sbrigo perché finalmente l'istinto di mamma ha deciso di farmi visita e mi dice che qualcosa non va. Usciamo dall'Ikea, entriamo in macchina e finalmente, colpo di genio, le tocco la fronte. FUOCO. Inizio ad agitarmi, siamo a 30 km di distanza, mi viene in mente l'episodio di vomito della sera prima, gli occhietti stanchi in azienda, il momento della pappa a pranzo, le sue gote rosse e i suoi occhi lucidissimi...non sta bene, cazzo, non sta bene!!! Corro come una pazza, 30 km in dieci minuti, intanto le tocco la fronte con la mia mano gelata (ho le mani gelate anche in pieno agosto) e lei si addormenta ma continua a lamentarsi nel sonno. Arrivo a casa, la prendo senza nemmeno portarla nel passeggino. Salgo in casa, l'appoggio sul fasciatoio, prendo il termometro e glielo infilo nel sederino. Iniziano ad apparire i numeri e si inizia da nientepopodimenoché 37,5....supera i 38 e io mi sento mancare, arriva a 39 e io vedo sfuocato, arriva a 39,6 e io piango. Lei mi vede piangere e capisce che qualcosa non torna e le si disegna in faccia una smorfia da "inizio a piangere di brutto se non la smetti". Io smetto di colpo e parlo con me stessa come fanno i pazzi, ripetendo ce la farai ce la farai ce la farai. Riferito al fatto di gestire una situazione che in quel momento sembra equiparabile all'innesco di una bomba nucleare.
Tachipirina. Dovrei avere da qualche parte le gocce di tachipirina. Le mie mani tremano, me le vedo tremare e sono consapevole di quanto io mi stia dimostrando ridicola. Io consapevole della mia reazione esagerata, non riesco  controllare quest'emozione distruttiva.
Leggo il foglietto, non ci capisco un cazzo, tutto troppo piccolo, non si trovano le..Aspetta, ok, indicazioni. Prendo un biberon, metto 50 grammi di acqua e vi diluisco 40 gocce. Dicono che le gocce facciano schifo, magari diluendole, il gusto non sarà un problema.
Come no. Non solo dopo il primo sorso rifiuta drasticamente il biberon, non solo mi scansa il bicchierino con la mano quando tento di raggirarla, ma al terzo tentativo abbozza un conato e mi arrendo. Chiamo mio marito, gli spiego piangendo il dramma che sto vivendo, lui capisce il mio livello di panico e mi raggiunge per accompagnarci al pronto soccorso pediatrico.

Flashback: Sono a Forlì, ho vent'anni ed è sabato. le mie coinquiline sono tornate a casa dai genitori, io i genitori li ho a 2000 km quindi non mi rimane che fare amicizia con i muri della mia camera. Ho freddo ma fuori ci sono 20 gradi, cerco un termometro in fondo al cesto dei medicinali scaduti nel 1990, mi misuro la febbre: 39. Mi metto a letto dopo una bella sigaretta e una camomilla. Mi risveglio 24 ore dopo, guarita. Nella mia "gioventù" me la sono sempre cavata da sola, non sono mai entrata in panico, ho organizzato ed affrontato 5 traslochi pesanti da sola, ho trattato i miei malesseri come i nemici, ignorandoli. Ho conosciuto la solitudine e me ne sono innamorata per quel lato masochista che il genere umano si porta dietro dalla nascita, sai da quando a pochi mesi ti dai i giochini in testa e ti piace  perché ti senti "vivo".  Ho amato la solitudine perché diciamoci la verità, prendersi cura di sé stessi non comporta alcun rischio.


E' Mercoledì, sono le 17,30 e ho davanti a me il corpicino di mia figlia bollente, lei è stanca ma non riesce a dormire, sperimenta la febbre per la prima volta e ne è sopraffatta.
Al pronto soccorso ci dicono che è una banale influenza, l'infermiera al momento della registrazione mi dice che è importante misurare la febbre appena succede qualcosa di strano ai nostri figli. Vedi il vomito di ieri. E di oggi. Mi sento una merda. Mi è andata bene, aggiunge, così piccola la bambina poteva andare incontro a convulsioni. Mi sento una merda enorme.
La soluzione alle gocce è ovviamente la supposta.

Il resto della disavventura mi vede più sicura di me. Le istruzioni da seguire sono semplici, penso di potercela fare. Farla dormire con noi per controllarla durante la notte, metterle una supposta se la temperatura sale al di sopra dei 38 gradi. Farla mangiare poco ma farla bere tanto. Ho passato l'intera notte abbracciata a lei, l'ho accarezzata, coccolata, l'ho aiutata a guarire e in due giorni ha debellato il virus. Senza antibiotico.

Adesso posso finalmente godermi gli acquisti fatti all'Ikea.


E lei può finalmente godere della compagnia preziosa (per la sottoscritta) dell'omino del cambio, lo stesso Fabler Bjorn che cercava di distrarla durante la febbricitante corsa verso le casse dell'Ikea.
Tutti i bimbi dovrebbero possedere un orsacchiotto del cambio, magari dategli anche un nome, io aspetto che lei sappia parlare. perché sono pigra. Vi eviterà di dover impazzire quando nel tentare di chiuderle il pannolino, lui/lei si girerà sul fianco per acchiappare le salviettine.



lunedì 5 marzo 2012

Lei sa già quello che vuole

Lei vuole ridere, cerca le attenzioni della gente e pretende che tutti capiscano il suo linguaggio fatto di strani gorgheggi e urletti pieni di entusiasmo.





Vuole la musica, ascoltarla, imitarla e far finta di suonarla.


Vuole il bagnetto, non tanto per il contatto con l'acqua calda e morbida, ma per le coccole e l'abbraccio di un asciugamano profumato che la protegga dal freddo. Si sente cullata nel suo imbacuccamento e al contempo si agita giocosa al solo pensiero di essersi liberata da abiti che appesantiscono il suo piccolo corpo perfetto.


Lei vuole il suo spazio per pensare e giocare per conto suo. Vuole il suo momento di smarrimento negli abissi dei suoi pensieri così innocenti da non poter essere immaginati. Vuole abbandonarsi a morfeo nelle braccia del suo lettino per poter onorare il suo rito del "mi addormento da sola". Vuole capire il dolore quando quest'ultimo viene a trovarla sottoforma di dentini e piaghette nelle parti basse. E mentre cerca di combatterlo a mò di morsi, lascia che il suo sguardo rapisca il mio obiettivo...


Vuole prendere un aereo (il secondo in 7 mesi!) per andare a trovare un suo amichetto partenopeo e per regalargli un assaggio della possessività femminile. Prevenire è meglio che curare. Tutti i ciucci del mondo sono suoi. Sapevatelo.



Vuole il suo papà, lo ama, lo cerca con gli occhi e segue ogni suo movimento. Lei ama la gente, ma suo padre è l'Amore.


Vuole sedersi, ma le è ancora impossibile farlo senza un supporto. E' che è pigra e spera sempre che gli altri le facilitino i compiti più duri. Il biberon al posto della tetta perché arriva più latte, la posizione supina perché non reca fatica. Ma da buona curiosona d'hoc, non può rinunciare a scoprire il mondo da una prospettiva più alta. E così, soddisfatta, si fa sorreggere dalle mie mani...



Vuole me. La sua mamma. lei ancora non lo sa ma io lo leggo nelle sue espressioni. In simbiosi da quando era un piccolo puntino nel mio utero. Io e lei inseparabili, vagabonde, con la voglia di vivere al massimo tutto ciò che ci si presenta sotto forma di occasione. Occasione di viaggiare, di ritrovare i bisnonni, di fare una full-immersion di shopping con tanto di pause pappa e merenda in un barretto intimo. Io e lei. Lei e io. Lei, mia figlia ma anche il riflesso della mia beatitudine. Io, sua madre ma anche  il suo stimolo maggiore attraverso il quale potrà vedere la parte migliore della vita. (che per quella peggiore, c'è sempre tempo).



Vabbè dai mamma ora basta con questo blog. Io sono pronta per uscire!!


giovedì 12 gennaio 2012

fra biscotti e palestrine...5 mesi di amore.

Delia ha cinque mesi e qualcosa. E' sorridente, socievole, simpatica, vivace, furba e coccolona. Se all'inizio è stata un'esperienza durissima, man mano che lei si abituava a stare al mondo, tutto è diventato più semplice e a dir poco meraviglioso. La mia grandissima fortuna è stata quella di ritrovarmi una bambina che a 1 mese e mezzo ZAC, ha deciso di dormire tutta la notte. Fino al terzo mese tirava dalle 21,30 alle 6,00 della mattina, famelica ed in cerca della tetta. Allo scattare del terzo mese, in concomitanza con l'addio (moralmente doloroso) del latte materno, è riuscita a tirare fino alle 8,30/9,00 grazie al latte artificiale della sera prima.
E già questa benedizione divina del poter dormire di notte ha trasformato la mia maternità in qualcosa di magico.
Delia è cresciuta in un ambiente famigliare molto tranquillo e allegro. A soli 2 mesi e mezzo ha affrontato un viaggio aereo di 4 ore senza fare una piega. Si è ritrovata al mare e ad indossare vestitini estivi a Novembre rinforzando non poco le sue difese immunitarie. Ama sentirmi cantare, ed è l'unico modo per ipnotizzarla durante il cambio, altrimenti per via della sua iperattività che scarica nelle gambine in continuo movimento, mi sarebbe impossibile metterle un pannolino. Ama la palestrina ma si annoia in fretta. Non l'ho abituata a stare molto in braccio e per fortuna mi lascia il tempo di occuparmi delle mie cose, di cucinare, lavarmi e fare i biscotti per sentirmi più mamma. Non lo so, è che da quando c'è lei, amo ancora di più la mia cucina. Non conosco ancora la connessione psicologica, lo scopriremo col tempo! Quando la palestrina inizia a starle stretta, dopo vari suoi tentativi di mangiarsi il tappetino e le gambe di plastica della suddetta palestrina, capisco che forse ha voglia di coccole. Me la metto contro il mio petto in posizione orizzontale, col ciuccetto, e lei allunga il braccino libero per toccarmi la faccia. Vedi anche strapparmi le labbra e graffiarmi i nei. Per fortuna tale posizione soporifera la stende dopo 10 secondi. I suoi sonnellini diurni durano un massimo di mezz'ora, giusto il tempo per ricaricare le sue pile. Appena si sveglia la metto seduta nel seggiolone e mi osserva nelle mie gesta quotidiane. Il suo momento migliore risulta essere l'ora della frutta che mangia con gusto da un mesetto. La pediatra mi aveva indicato sul foglio "mezzo frutto al giorno". Lei se ne pappa uno intero e il cucchiaino di gomma è diventato il suo miglior amico.
Ormai siamo quasi pronti per la pappa, ancora una ventina di giorni e si comincia con questa famoso svezzamento. Parlare di svezzamento un pò mi spaventa, mi fa capire quanto veloce siano  scivolati via questi mesi, mi fa realizzare che Delia non è più una neonata e per poco ancora sarà definibile "lattante". Ma è proprio ora che me la godo maggiormente. E' una cura, uno scopo, un viaggio senza ritorno verso la felicità. Penso spesso che ora che ho lei nella mia vita non sento il bisogno di aver nient'altro. Il mio ego, in passato molto presente, è stato annientato tanto da non vedermi più in quanto individuo, ma piuttosto come un tutt'uno con lei, con i suoi occhi, la sua bocca, l'odore dei suoi capelli (molti e lunghi!). Con le sue espressioni buffe, i suoi urletti di felicità, i versetti che usa per comunicare e che riesce a differenziare in base ai suoi sentimenti. ha già una spiccatissima dote comunicativa, non puoi non capire cosa le sta passando in mente! E soprattutto...i suoi sorrisi. Sorrisi che sciolgono iceberg di depressione su qualsiasi volto abbia la fortuna di incontrarli. I sorrisi che mi regala ad ogni momento, addirittura dopo il tanto odiato lavaggio nasale. Io lì che le spruzzo quantità industriali di soluzione fisiologica nelle sue piccole narici, lei che con lo sguardo spaventato cerca di non soffocare mentre muove le braccine a mò di tartaruga caduta sul dorso e io che, finita la tortura, la guardo, le dico BRAVA con un sorriso a 32 denti che lei ricambia dimenticando la disavventura all'istante.
Non penso di aver mai lontanamente immaginato quanto sia inspiegabilmente profondo questo sentimento che lega una madre ai propri figli. E' come se il dolore del parto (anche quello inspiegabile a parole) dovesse essere bilanciato con qualcosa di bello. E questo qualcosa di bello supera di gran lunga quel misero dolore che vedete ormai come un piccolo granello in mezzo ad una distesa di sabbia chiamata maternità, dove tutti gli altri granelli brillano di un amore così intenso e puro, da non desiderare altro che rotolarcisi e perdersi nel loro bagliore fino all'ultimo respiro.
Ti amo amore mio. Ho sempre odiato l'espressione "ti amo" detta fuori da un contesto di coppia, ma non trovo nessun'altra espressione più idonea a descrivere il sentimento che ogni giorno cresce in me, insieme a te.




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